Cristina Berardi è nata a Sanremo, dove vive e lavora. Dopo gli studi linguistici in Inghilterra e a Firenze, alla Scuola per Mediatori Linguistici, si laurea in lingue e letterature straniere allo IULM di Milano. Appassionata di disegno e strategie creative, affianca agli studi linguistici il suo percorso di formazione artistica studiando fotografia, illustrazione, tecniche di pittura, decorazione e stampa. Opera come artista dal 1995, e dal 2001 collabora come illustratrice con il Centro Editoriale Imperiese, realizzando la copertina della rivista New Magazine Imperia e illustrazioni per varie pubblicazioni. Fra i libri illustrati:" La Gatta Guendalina e l'Angelo Custode" (Color&More, 2016), "Storie di Copertina" ed. CEI, 2014, " Un giro di Giostra" (Philobiblon, 2012) , e "Il Libro della Cosa Importante" (ed. CEI, 2012) , di cui ha scritto anche il testo. Nel 2014 ha inaugurato una piccola etichetta di autoproduzioni, la CTE (Cime Tempestose Edizioni)

lunedì 13 maggio 2013

COME HO IMPARATO A DISEGNARE

dipinto a olio  del 1972, all'età di 12 anni,  su disegni dal vero
(di cristina berardi)

Ricordo di aver preso la matita in mano per disegnare  ancora prima di saper scrivere.
Avevo chiesto a mia  mamma di disegnare un albero per me e lei ne aveva fatto uno molto stilizzato. Con grande meraviglia, con poche linee, aveva anche fatto un  paesaggio intorno. Per qualche tempo mi sono divertita a copiarlo e colorarlo. Ricordo di aver disegnato alberi, come nuvolette con le gambe storte, monti   ondulati e fiumi serpeggianti  che scorrevano verso di me...per molto tempo!
Dovevo andare in prima elementare! A scuola  disegnavo sul bordo dei quaderni: la Suora si arrabbiava molto e mi strappava le pagine per farmele ricopiare. Altri tempi, bisogna sottolinearlo.
Mia mamma, Maestra di Taglio e Modellista (una volta si chiamava semplicemente così la "Fashion Designer"), aveva degli album bellissimi :  come tesi finale dei suoi corsi aveva dovuto creare modelli e realizzarli con il disegno  in un contesto , natura, città o un interno. Ce n'era uno in cui aveva fatto la storia dell'Abito Femminile dal Medio Evo al XX Secolo.  Adoravo guardarli.
A scuola, non ci insegnavano a disegnare: chi era bravo lo era perché lo era da solo, come me: migliorare era difficile, perchè le maestre non ne sapevano molto. Io per esempio non riuscivo a disegnare tutto, i volti e le posizioni del corpo mi riuscivano difficili. Potevo copiare però. Se qualcosa non mi riusciva andavo a cercare un modello e lo copiavo.
Date le mie capacità (che tutti credevano un "dono caduto dal cielo") per Natale ricevevo colori  in gran quantità. In prima media mi regalarono una valigetta di colori ad olio: fu passione a prima vista. Non conoscevo nulla delle teorie del colore, zero su come rendere la profondità...Mescolavo, provavo, rimescolavo e riprovavo. passavo ore e ore da sola alla mia scrivania...(televisione ce n'era poca allora, e mi sono salvata)
Ricordo ancora con affetto le mie prof di disegno (ho cambiato tutti gli anni). L'ultima ci portava spessissimo a disegnare al porto e nei giardini.  Non ricordo tante teorie...ricordo soprattutto la voglia DI FARE.
Guardando i miei lavori di allora, vedo tutti gli sbagli...ma vedo anche tanta voglia di imparare e di REALIZZARE. ..una freschezza persa poi negli anni!
Non avevo paura di provare, buttavo giù i colori senza pensare a complementari, mescolanze, profondità, prospettive (di cui sapevo poco o nulla a livello teorico).

Avevo "la fissa" di voler disegnare di tutto. Il mio "punto debole" erano i volti . Per lavorare ai volti prendevo il disegno di qualche artista da un libro e lo riproducevo. Oppure la foto di qualche attore o famigliare. A quattordici anni  riuscivo benino nel disegno, anche se, me ne accorgevo da sola,  non bastava saper copiare:  bisognava che elaborassi un mio stile ...
La pittura ad olio, invece,  si era bloccata  (avevo da imparare tante cose ancora sulle tecniche e le mescolanze di colore!)

Ho lavorato sul disegno negli anni moltissimo ,  e sono riuscita a fare qualcosa di soddisfacente solo  dopo i trenta...mi viene in mente spesso questo passo di Hokusai (non che mi creda brava come lui...ma mi piace ispirarmi ai grandi)


Dall'età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant'anni che pubblico disegni; tra quel che ho raffigurato non c'è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l'essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura.




Ritratti a matita e acquarello del 2000
© Cristina Berardi



3 commenti:

  1. Realizzato alla età di 12 anni ? è un capolavoro, complimenti!

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    1. Grazie Costantino!...a volte penso che ero meglio allora che adesso... :=)

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