lunedì 16 gennaio 2017

TEMPI MODERNI



Qualche tempo fa  è venuto nel mio studio un bimbo che voleva fare lezioni di disegno, accompagnato dalla sorellina e dalla mamma.
G. ha otto anni e  le idee molto chiare. Si guarda un po' intorno e mi dice: "Si, si, ok, ma io so fare queste cose (alle pareti ci sono vari Oreste , Matite e cose fantasiose) ...io voglio imparare a fare gli animali! "
Gli spiego che fare gli animali è la cosa più difficile che c'è, perchè gli animali si muovono e un bravo disegnatore deve coglierli mentre si muovono...Si può però cominciare a studiarli da fotografie e gli mostro la mia collezione di libri sugli animali.
Mi guarda un po' scocciato e mi dice: "Tu non sai disegnare allora? Non vedo i tuoi disegni. Fammi vedere che sai disegnare!"
Presa alla sprovvista (un po' mi viene da ridere),  gli mostro dei disegni che ho appesi di animali.
Mi dice:

"Li hai copiati o li hai fatti a memoria?" ...Mi lancia un'occhiata beffarda e aggiunge : "Non ci credo che sai disegnare! Dimostramelo: fammene uno adesso a memoria!"
Gli spiego che disegnare un animale (o un'altra cosa) a memoria è come studiare una poesia a memoria: ci posso provare, così su due piedi, ma gli dico che deve contentarsi  perchè  può essere che  senza un modello viene un po' stilizzato (per via che, come per le poesie , se non le ripassi, ti ricordi il senso, ma magari perdi dei dettagli). Per farlo contento disegno un panda a memoria e un cavallo...Ma non gli piacciono! Mi dice che il suo compagno sa fare  un bellissimo panda  e altri animali a memoria  e veloce!... Ma chissà quanto si è allenato il suo amico per poterli fare , si tratta di allenare la memoria , gli spiego, o meglio, cerco di spiegargli,  che  serve invece di più imparare a disegnare osservando, migliorare il disegno con l'esercizio e l'osservazione, e la ripetizione, per allenare la memoria.

Niente da fare!
La mamma era imbarazzatissima. Si scusa per lui , che intanto è uscito fuori dello studio a giocare con la sorella.
Il bambino è poi tornato una volta sola, accompagnato dalla sua maestra privata: aveva deciso di darmi un'altra possibilità (o forse semplicemente per far contenta la mamma). Non aveva cambiato idea: un bel panda, veloce, come quello del suo amico!
"Tutte queste cose sono molto belle, mi ha detto, mo non sono come vorrei fare io". 
Se ne è andato insoddisfatto e non è mai più tornato. La signora che lo accompagnava, la sua educatrice privata, ha lodato il bimbo per le sue doti di disegnatore.
Anche il Disegno , sta vivendo l'età del consumismo


Mio disegno e aquarello dal vero di mio figlio a dieci anni (tempo di esecuzione 5 minuti , velocità raggiunta dopo intensissimo allenamento giornaliero

lunedì 2 settembre 2013

COME HO IMPARATO A DISEGNARE (parte seconda)

Nel mio precedente post "COME HO IMPARATO A DISEGNARE" vi parlavo dei miei sforzi nel migliorare il disegno....
In questo mio cammino sono un po' come il Dottor Jekill e Mister Hide. Perchè quello che faccio , spesso dopo sessioni di studio dal vero in cui sono severissima con il mio lavoro è proprio prendermi un po' di tempo  e disegnare "male" ...senza alcun ritegno!
Recentemente nel mio errare ho scoperto Shozo Shimamoto e il suo scritto "bisogna disegnare male"
Quelle parole mi hanno riportato a quando, da bambina,   disegnavo da sola per un po' e poi,  per non annoiarmi,  facevo un "gioco" che io chiamavo "del contrario"... osservo qualcosa di simile nei miei piccoli allievi durante le nostre lezioni...
Dopo qualche tecnica impegnativa, in cui mi hanno seguito con pazienza, sollevano lo sguardo e mi chiedono, ora possiamo  provare a fare "a modo nostro"?...oppure: posso cominciare dalla fine? ..oppure: "Posso mettere prima  questo colore e non quello?
Adoro quei momenti! ...Ma...(fa parte del gioco)  aspetto che siano loro a chiedermelo!
A volte mi lancio e , se vedo che sono pronti ad accettarlo, (..sapete, i bambini  non sempre accettano di "sbagliare" apposta) chiedo loro di disegnare ad occhi chiusi...

Spesso i miei allievi mi chiedono perchè, visto che disegno così bene poi non "produco"  cose "belle"...(il mio uccellino Oreste è un cerchietto con due puntini e una V nel mezzo che tutti potrebbero fare)

In questo, ecco, mi è difficile rispondere....





mercoledì 12 giugno 2013

IL DETTATO FIGURATO





Il mio laboratorio preferito con i bambini ? Quello in cui  ci mettiamo a lavorare con una semplice matita grafite e un foglio di carta.
Di solito cominciamo con lo scaldarci un po': partiamo con qualche disegno a memoria ("IL DETTATO FIGURATO")
Facciamo un gatto! Un minuto! . E giù tutti a lavorare (anche io)...Ne facciamo quattro o cinque.
A  questo punto ne scegliamo uno, andiamo nella mia Libreria e cerchiamo foto e disegni di gatti . Proviamo a copiare, sempre a matita. Aggiungiamo particolari,  mettiamo anche il gatto in un "ambiente". I bambini a questo  punto chiedono se possono colorarlo. Io a volte tiro fuori le matite colorate , ma a volte dico che "ho dovuto prestarle e non me le hanno ancora riportate" e facciamo tutto con la matita nera...come una fotografia in bianco e nero. Vengono fuori cose molto belle!




lunedì 13 maggio 2013

IL SAFARI FOTOGRAFICO






Durante il periodo estivo, quando i bambini sono a casa, non è facile organizzare la giornata, spesso non è possibile portarli al mare (anche se si vive al mare...magari il tempo è così così, il mare è inquinato) o abbiamo poco tempo per partire ed andare a fare una passeggiata in montagna, quindi ...Mi sono inventata ..il SAFARI FOTOGRAFICO! (devo dire che la scelta della parola "SAFARI" ha influito sull'accendere il loro interesse!!!)

Con le moderne apparecchiature a basso costo, si possono fare molte prove senza sprecare soldi, perchè si stampano solo quelle "buone". Ho scoperto che quasi tutti i bimbi ne hanno una.
Così ho sparso la voce fra i miei allievi del corso invernale e ho organizzato la mia "uscita" di mattino presto con un gruppetto di bimbe alla volta dei Giardini Hambury (giardini molto ricchi di specie arboree e floreali provenienti da tutto il mondo). Si trovano dopo Ventimiglia, vicino alla frontiera con la Francia. Ma il Safari si può fare in QUALSIASI angolo di natura, e anche la città stessa può essere un bello sfondo, basta VEDERE LE COSE con occhio "fotografico"...comunque i bambini imparano presto e solo il potere usare la macchina fotografica come i grandi li rende entusiasti !
Ho pensato che fosse un'occasione divertente per insegnare ad usare la macchina fotografica digitale e , soprattutto, a inquadrare le composizioni (e in più ne ho approfittato per parlargli degli Alberi, dei Fiori, del Mondo Naturale!..non è facile farsi ascoltare su queste cose fuori dal contesto scolastico!!).
Ecco alcune delle loro foto.
La visita è della fine di luglio. Siamo partite presto per evitare le ore calde e siamo tornate per l'ora di pranzo.. è stato molto divertente!!!!
Il Safari Fotografico si organizza nel mio studio su prenotazione





Chi s'intende di fotografia si accorgerà di tutti i difetti delle foto...soprattutto in quest'ultima, in cui la fontana è stata impietosamente tagliata per potere fare entrare nella foto i pesciolini e, in ottemperanza al mio suggerimento, per "centrare il soggetto"...in questo caso il drago della fontana!!!)..
Sono convinta che, visto l'entusiasmo dimostrato - ed è questo quello che conta - la prossima volta faranno meglio...
Un saluto a tutti gli amici che mi visitano e che in questo periodo ho un po' trascurato. ..con l'autunno ritornerò ad essere più presente!
A presto!

p.s. nella foto iniziale: l'entrata dei Giardini vista dal fondo della prima scalinata di discesa (la foto è mia, mentre le altre sono delle bimbe che mi hanno accompagnato)
p.p.s. le mie bambine hanno 10-11 anni..ma penso che l'esperienza si possa fare con bambini anche più piccoli...dipende dal loro interesse per la cosa...

PER QUESTO LABORATORIO SERVE
UN GRUPPO DI BAMBINI
UN'APPARECCHIO FOTOGRAFICO PER OGNI BAMBINO
UN GIARDINO  DOVE PASSEGGIARE

LABORATORI ISPIRATI A BRUNO MUNARI (2007)




Per questo laboratorio , realizzato nella Scuola Elementare A. Volta di Sanremo nel 2007 in collaborazione con la Biblioteca Civica Corradi, mi sono ispirata a  "Le Rose nell'Insalata" di Bruno Munari.

Al mercato ho acquistato diversi tipi di insalata, carote, sedano, peperoni, finocchi, cipolle  e pomodori non troppo maturi.  Le sezioni di questi vegetali creavano, una volta stampate,  disegni bellissimi di rose, alberi, occhi... Poi mano a mano che lavoravamo ci sono venute in mente composizioni in cui usare tutti questi disegni: un bruco fatto di tondini di cipolle, nuvole di peperone,  soli di carota, occhi di finocchio dentro peperoni  facevano omini buffi....alla fine ci è presa una euforia tale che abbiamo preso  un foglio grandissimo e l'abbiamo coperto di tutti gli stampi e colori che avevo portato! BELLISSIMO :=)


PER QUESTO LABORATORIO SERVE:
CARTA DI GRANDE FORMATO (QUELLA DA PACCHI - BIANCA - VA BENISSIMO)
TAMPONI PER TIMBRI (uno per ognuno dei primari  +  nero/blu OGNI TRE BAMBINI)
VERDURE TAGLIATE A SEZIONI DIFFERENTI
vanno molto bene cipolle sedano insalata pomodoro peperone

da notare che:
non c'è bisogno di avere tutti i colori:
il laboratorio di può fare anche con un solo colore, o due.
RICORDATE CHE
da una mancanza
nasce sempre
qualcosa di creativo


PENNA E CALAMAIO (2008)





PENNA E CALAMAIO, così ho intitolato questo laboratorio, che ho svolto nel Museo Civico di Sanremo, per i bambini delle scuole elementari nel 2008.

La manualità è una cosa importante, e alcune abilità vanno perdendosi nelle nuove generazioni.

Oggi solo gli artisti disegnano e scrivono con un pennino intinto nel calamaio...
Quando ho fatto le elementari non era ancora stata inventata la penna stilografica e io ho dovuto imparare a scrivere usando il pennino... ai bimbi di oggi non sembra possibile! Scrivere era un'avventura, con quel pennino che, se lo mettevi un po' storto sul foglio, lo copriva di spruzzi! Non c'erano gomme o cancellini che tenevano...bisognava strappare e rifare!

I bambini di origine orientale erano fantasticamente bravi , anche i più piccoli....tenevano in mano il pennino con grande naturalezza. Un a bambina indiana mi disse che nella sua terra d'origine a scuola scriveva con il pennino...

Abbiamo esercitato la bella scrittura,  fatto aste,  disegni, tanti ghirigori, .. e rovesciato inchiostro sul tavolo..

PER QUESTO LABORATORIO SERVE
PENNINI DA SCRITTURA  (IN COMMERCIO SI TROVANO QUELLI CHE RIENTRANO NELLA CANNUCCIA E COSTANO POCO)
INCHIOSTRO DI CHINA IN BOCCETTE
OPPURE 
PREPARATE DA VOI L'INCHIOSTRO CON MORDENTE PER LEGNO
 (SI ACQUISTA LA POLVERE  DI MORDENTE PER LEGNO E SI AGGIUNGE ACQUA)
CARTA DA FOTOCOPIE


COME HO IMPARATO A DISEGNARE (Parte Prima)

dipinto a olio  del 1972, all'età di 12 anni,  su disegni dal vero
(di cristina berardi)

Ricordo di aver preso la matita in mano per disegnare  ancora prima di saper scrivere.
Avevo chiesto a mia  mamma di disegnare un albero per me e lei ne aveva fatto uno molto stilizzato. Con grande meraviglia, con poche linee, aveva anche fatto un  paesaggio intorno. Per qualche tempo mi sono divertita a copiarlo e colorarlo. Ricordo di aver disegnato alberi, come nuvolette con le gambe storte, monti   ondulati e fiumi serpeggianti  che scorrevano verso di me...per molto tempo!
Dovevo andare in prima elementare! A scuola  disegnavo sul bordo dei quaderni: la Suora si arrabbiava molto e mi strappava le pagine per farmele ricopiare. Altri tempi, bisogna sottolinearlo.
Mia mamma, Maestra di Taglio e Modellista (una volta si chiamava semplicemente così la "Fashion Designer"), aveva degli album bellissimi :  come tesi finale dei suoi corsi aveva dovuto creare modelli e realizzarli con il disegno  in un contesto , natura, città o un interno. Ce n'era uno in cui aveva fatto la storia dell'Abito Femminile dal Medio Evo al XX Secolo.  Adoravo guardarli.
A scuola, non ci insegnavano a disegnare: chi era bravo lo era perché lo era da solo, come me: migliorare era difficile, perchè le maestre non ne sapevano molto. Io per esempio non riuscivo a disegnare tutto, i volti e le posizioni del corpo mi riuscivano difficili. Potevo copiare però. Se qualcosa non mi riusciva andavo a cercare un modello e lo copiavo.
Date le mie capacità (che tutti credevano un "dono caduto dal cielo") per Natale ricevevo colori  in gran quantità. In prima media mi regalarono una valigetta di colori ad olio: fu passione a prima vista. Non conoscevo nulla delle teorie del colore, zero su come rendere la profondità...Mescolavo, provavo, rimescolavo e riprovavo. passavo ore e ore da sola alla mia scrivania...(televisione ce n'era poca allora, e mi sono salvata)
Ricordo ancora con affetto le mie prof di disegno (ho cambiato tutti gli anni). L'ultima ci portava spessissimo a disegnare al porto e nei giardini.  Non ricordo tante teorie...ricordo soprattutto la voglia DI FARE.
Guardando i miei lavori di allora, vedo tutti gli sbagli...ma vedo anche tanta voglia di imparare e di REALIZZARE. ..una freschezza persa poi negli anni!
Non avevo paura di provare, buttavo giù i colori senza pensare a complementari, mescolanze, profondità, prospettive (di cui sapevo poco o nulla a livello teorico).

Avevo "la fissa" di voler disegnare di tutto. Il mio "punto debole" erano i volti . Per lavorare ai volti prendevo il disegno di qualche artista da un libro e lo riproducevo. Oppure la foto di qualche attore o famigliare. A quattordici anni  riuscivo benino nel disegno, anche se, me ne accorgevo da sola,  non bastava saper copiare:  bisognava che elaborassi un mio stile ...
La pittura ad olio, invece,  si era bloccata  (avevo da imparare tante cose ancora sulle tecniche e le mescolanze di colore!)

Ho lavorato sul disegno negli anni moltissimo ,  e sono riuscita a fare qualcosa di soddisfacente solo  dopo i trenta...mi viene in mente spesso questo passo di Hokusai (non che mi creda brava come lui...ma mi piace ispirarmi ai grandi)


Dall'età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant'anni che pubblico disegni; tra quel che ho raffigurato non c'è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l'essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura.




Ritratti a matita e acquarello del 2000
© Cristina Berardi